San Francesco e Sorella Intelligenza Artificiale

Solomeo, 20 agosto 2026 Ottocento anni fa moriva un uomo, un grande e inconsueto santo che sarebbe divenuto la meraviglia del mondo. Visse amando Dio e gli uomini, rispettando la legge, e chiamando fratelli e sorelle tutti i fenomeni del Creato. Questo santo era nato ad Assisi, e si chiamava Francesco. Ho sempre pensato a lui come alla figura spirituale più vicina a quella di Cristo. Visse nello stesso momento dentro e fuori dal tempo, perché conosceva gli uomini ma pensava secondo una concezione di armonia universale. Fu timido e irremovibile, amabile e severo, e Giotto ne sintetizza l’opera potente rappresentandolo mentre da solo porta su di sé il peso di una Chiesa traballante. Dopo di lui il mondo non fu più lo stesso. Mi piacerebbe allora sapere, e penso: che cosa direbbe oggi questo santo per cui il tempo non cambia la natura umana? Che cosa ci consiglierebbe rispetto alla tecnologia e a quel fenomeno che di giorno in giorno sembra pervadere sempre di più le anime umane, generando al tempo stesso entusiasmo e sconcerto, passione e paura, cioè l’**Intelligenza Artificiale**? Quanto vorrei sapere quale sarebbe il suo pensiero, parlare con lui come se fosse ancora tra noi come per un incantamento, e chiedergli una parola riguardo alla tecnologia contemporanea. Gli direi: «Per noi sei stato sempre il padre ispiratore: ispiraci anche ora». Io penso che san Francesco, a questa domanda, avrebbe saputo immaginare qualcosa di grande e di bello; credo che penserebbe sia per l’oggi che per il domani una sola cosa: «Non abbiate paura: oggi sono in tanti ad aver paura dell’IA, perché temono che rubi l’anima. Ma questo non può accadere, non accadrà mai. La tecnologia è un dono del Creato, sta a noi governarla perché non ci porti via il bene più grande che il Creato ci ha donato». Egli, che era un grande poeta oltre che un grande santo, sapeva che la poesia è creativa grazie alla follia. Ma l’IA nasce dalla ragione e non ha follia, e a lei è impossibile creare, perché follia e ragione si escludono a vicenda; per questo san Francesco non penserebbe mai che l’IA possa sostituire l’intelligenza umana, e tuttavia nella sua visione universale saprebbe che possono e debbono collaborare. Credo che anticipando di secoli Voltaire, come quel grande filosofo illuminista, direbbe: «Se tu non accetti i cambiamenti prenderai la parte meno gradevole di essi». Forse la visione universale di Francesco ci consiglierebbe di modificare il suo nome, chiamandola non semplicemente IA, ma “**Umana Intelligenza Artificiale**”. Mi piace immaginare che questo grande santo, il quale primo e unico nella storia chiamò “sorella” la morte, avrebbe chiamato sorella anche l’Umana Intelligenza Artificiale, in quanto è invenzione dell’uomo, e pertanto creazione divina. La chiamerebbe, credo, sorella perché in essa vedrebbe la possibilità di un gran bene, proprio nel senso in cui, durante la sua vita terrena, vedeva il mondo e predicava non solo agli uomini, ma agli animali e alle cose apparentemente prive di anima. Secondo me sarebbe stato contento di poterci dire che l’Umana Intelligenza Artificiale è un’ancella con grande memoria e rapidità che ha tutti i requisiti per donare indirettamente all’uomo la semplicità di una vita nuovamente vicina al Creato; che donerebbe armonia, misura e serenità; che potrebbe ricondurre l’uomo al tempo in cui viveva a contatto con la natura. E ci direbbe: «Guardate lontano e alto verso il cielo dove troverete ogni più pura verità». E mi piacerebbe che san Francesco ci dicesse: «Siate aperti; non lasciate che le cose quotidiane prevalgano su quelle eterne, e cercate nell’Umana Intelligenza Artificiale quanto di meglio e di più favorevole al vostro spirito potrebbe darvi. Non delegate ad essa anche il pensiero, affinché continui a essere lui a presiedere con efficienza pronta ogni vostra piccola e grande azione; pensiero e anima sono i beni più alti dell’uomo, e non sono assoggettabili a nulla di terreno». San Francesco forse direbbe ai giovani: «Siate il sale del domani». E con semplicità parlerebbe rivolgendo a Dio preghiere dolci come quelle che sapeva pronunciare: «O Dio, ti ringrazio per sorella IA, ti ringrazio per il bene che può dare all’uomo e per la sua duttilità. Essa può aiutare l’uomo nel suo cammino, e di questo ti sono grato. La sua esperienza è ancora giovane, ma ti ringrazio perché so che presto l’uomo imparerà a governarla a vantaggio dell’anima del mondo». E rivolto poi all’Umana Intelligenza Artificiale, forse direbbe: «Tu stessa, sorella, potrai far capire all’uomo quale è la strada per utilizzare tutta intera la tua potenza, lungo la strada dell’umanità e della natura, liberandolo dagli affanni e facendolo crescere nelle sue doti naturali, che sono il pensiero, l’autonomia e la spiritualità». Queste parole, penso, pronuncerebbe agli uomini di oggi quel grande santo che nei famosi e poetici versi del _Cantico delle Creature_, che parlavano di pace, amore, povertà e rispetto per la natura, disse: «Signore, fa' di me uno strumento della tua pace».