Oh stelle, mostrateci l’ordine dell’universo e l’infinito dell’eterno
Solomeo, 24 agosto 2026 Ho guardato le stelle per sere, per notti intere. E ancora oggi credo di essere sempre innamorato delle stelle. Ricordo le commoventi parole di Pavel Florenskij: «Osservate più spesso le stelle. Quando avrete un peso sull'animo, guardate le stelle o l'azzurro del cielo. Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, quando qualcosa non vi riuscirà, quando la tempesta si scatenerà nel vostro animo, uscite all'aria aperta e intrattenetevi, da soli, col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete...». Mi capita spesso di ricordare queste splendide riflessioni che quel grande poeta fece in prossimità della morte, perché sono convinto che siano vere, e le ho provate su me stesso quando l’animo era meno lieve. L’incanto delle stelle è nel loro brillare che illumina il firmamento, ed è anche nel tremolare della loro luce, altrettanto incantevole quanto quello delle onde del mare quando il sole, al tramonto, si riflette su di esse in innumerevoli luci vagheggianti. Quanto era importante il cielo per i contadini! Noi chiamavamo “la stella bella” la prima stella che di sera compariva nel cielo, e per chi va per mare, per secoli, la Stella Polare era guida certa. Aristotele, che dedicò l’intera sua filosofia alla persona umana, pensava ad una sfera delle stelle fisse come nostra guida. Ognuno di noi, quando vuole, ne può individuare una o più con cui dialogare, la sera, quando il fervore del sole si acquieta, immaginando che siano le persone care le cui anime ora vivono altrove eternamente. Seguire la strada delle stelle tra i versi dei poeti è il viaggio più affascinante e sempre nuovo; Giacomo Leopardi le considerava delle silenziose confidenti che evocavano l’eterno e gli anni belli dell’infanzia; Dante vedeva in esse l’annuncio della grande luce divina e le considerava un simbolo della salvezza dell’anima. Per Shakespeare erano l’emblema della libertà dell’animo, non sottoposto soltanto al destino. L’immagine che abbiamo preferito per illustrare la campagna di quest’anno è stata scelta insieme al Regista Maestro Tornatore come la più vicina al mio ricordo dei tempi nei quali, vivendo in campagna, ero vicino alla Natura divina, e ogni pensiero era lontano dalla mia mente, ricca di bellezza. Era in quel tempo che proprio come il bambino raffigurato nella foto, spesso, la sera, mi stendevo sull’erba e fissavo gli occhi nel cielo, perdendomi nell’infinito del firmamento. Giunio Columella, un importante autore latino che scrisse il più bel trattato di giardini giunto fino a noi, chiama i fiori “terrestra sidera”, cioè stelle terrene. Non mi è mai capitato di sentire una metafora così poetica, e a mio parere non è un caso che venga da un giardiniere. Per i giardinieri, per i contadini, quello che accade in cielo è strettamente legato a quello che accade alle loro coltivazioni. Il cielo, con le stelle, fin da generazioni senza nome è stato indagato con attenzione sublime, per capire come sarebbe andato il raccolto. E così noi, oggi, dovremmo sempre avere del tempo per guardare alle stelle, e interrogarle sul raccolto della nostra anima immortale.